Reputazione: ci conosciamo per sentito dire

migliorare la propria reputazione o essere se stessi
Prima dell'autenticità, cioè quel momento della tua vita in cui saprai chi sei, come esprimerlo nel mondo, cosa vuoi e come realizzarlo, ci conosciamo  per sentito dire.

Gli altri sono uno specchio: la eco delle loro voci, la nostra reputazione, ci dice qualcosa su come appariamo.

In questa fase, per noi, come apparire equivale a essere ma i nostri sforzi per apparire migliori si rivelano del tutto inutili.  Perché lo sono, inutili.



Parlare di identità senza cascare in discorsi "vuoti" e al limite del filosofico è piuttosto complicato.

Tuttavia voglio darti un suggerimento per iniziare a definire meglio "chi sei" e, successivamente, "cosa vuoi".

Ogni volta che osserviamo qualcosa che pensiamo di conoscere, come un oggetto, un evento, una forma di vita, una persona e a maggior ragione noi stessi, la nostra mente si aggrappa a storie, convinzioni e pregiudizi, deviando la nostra attenzione dall'oggetto in sé, all'idea che ci siamo fatti dell'oggetto in questione. 


Quando eri molto piccolo conoscevi molto poco del mondo intorno a te e vivevi uno stato di continuo stupore.

Succede anche agli adulti: quando osservi un fenomeno o qualcosa che è completamente nuovo e verso il quale non hai alcun pregiudizio, ne rimani incantato.

Mi ricordo quando ho visto per la prima volta un concerto d'arpa: ero così immerso nel suono e catturato dalla forma dello strumento musicale, da avere lo stesso tipo di percezione immediata che hanno i bambini quando salgono su un treno per la prima volta.

Il processo mentale è concreto e misurabile: se conosci la programmazione neuro linguistica sai che viviamo in due realtà ben distinte.

Una è la realtà nella quale si svolge questo strano gioco che è la vita, l'altra, nella quale passiamo molto più tempo, è una realtà molto più sottile, virtuale se vuoi, ed è fatta di rappresentazioni.

Prova ad osservare un oggetto conosciuto, qualsiasi cosa nell'ambiente intorno a te.

Se hai una buona consapevolezza di come questo schermo mentale operi (altrimenti dovrai provare più volte), noterai che appena osservi l'oggetto, si aprono nella tua mente ricordi, flash fatti di immagini, suoni e sensazioni legate all'oggetto in questione.

Osservo uno dei miei raccoglitori, è immediatamente appare "sotto soglia" l'immagine di come è fatto al suo interno, di cosa contiene, della prossima volta in cui mi tornerà utile.

Spesso queste impressioni sono così invasive da diventare prioritarie rispetto a ciò che davvero si trova all'esterno di noi.

In pratica stiamo cominciando ad osserva l'idea che abbiamo di quell'oggetto e questa attitudine ci impedisce di crescere visto che la crescita è un processo di continuo aggiornamento.

Questo meccanismo è alla base del pregiudizio ed è lo stesso che applichiamo su di noi quando ci osserviamo, per esempio allo specchio.

La definizione che diamo a noi stessi è ispirata a ciò che sappiamo di noi per sentito dire.

Ci conosciamo attraverso un insieme di storie, e cerchiamo di allineare il nostro atteggiamento all'idea che gli altri hanno di noi.

Ti sarai reso conto che molto spesso il nostro atteggiamento cambia in relazione a ciò che gli altri si aspettano di noi, in definitiva alla nostra "reputazione" in un determinato ambiente.

Esiste per molti di noi un contesto nel quale sentiamo di essere pienamente noi stessi, eppure, quasi mai riusciamo a tirare fuori questo modo di essere quando, per esempio, siamo con un vecchio gruppo di amici che è rimasto lo stesso anche se noi siamo cambiati. 

Cosa fare quindi? 

Fai un piccolo esperimento: prova ad osservare un oggetto per quello che è.

Lasciati incuriosire ed inizia a mettere in discussione l'idea che hai di quell'oggetto. 

Osservalo ora e renditi conto che se non ti lasci condizionare non c'è motivo per non vederne la bellezza trovando qualche aspetto nuovo di cui stupirsi.

Prova davvero: osserva qualcosa come se lo vedessi per la prima volta e poi...

...inizia a fare la stessa cosa con te stesso. 

Prova a mettere da parte la tua reputazione e le memorie del passato: come uno specchio deformante, ti impediscono di SCOPRIRE chi sei.

Per sapere chi sei devi mettere in discussione chi pensi di essere, sia essa un nome, una serie di attributi, una reputazione o un modo di comportarti che magari, senza nemmeno rendertene conto, stai uniformando alla visione "ufficiale" che la società ha di te stesso e di come dovresti comportarti.

Oggettivamente cosa sai di te stesso? 

Quanto ti conosci? 

Sai cosa vuoi DAVVERO? 

Se NON ti basi sui ricordi del passato, cosa sai DAVVERO delle tue possibilità?

Una volta scoperto chi sei, infatti, dovrai necessariamente prendere le distanze dall'idea "condivisa" che gli altri hanno di te stesso e per questo dovrai prepararti "sostenere" te stesso davanti a tutto il mondo:

...è il passaggio obbligato verso quel modo di essere che chiamiamo "libertà". 


Un abbraccio, Marco.



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