Aumentare la sicurezza attraverso il corpo

Come aumentare la sicurezza in se stessi?

Esistono tantissimi approcci, ma oggi vorrei parlarti di questo tema da un 'angolazione diversa e non convenzionale.

Sul lavoro e nelle relazioni, le persone un po' insicure, tendono a portare la propria attenzione costantemente all’esterno (ipervigilanza) in modo selettivo.

Selezionano solo alcuni stimoli, spesso per loro tensivi, per poi entrare all’interno di se stessi, dando significato a quello che stanno vedendo e, in taluni casi, lasciandosi invadere da questi stimoli perdendo il contatto con se stessi...

...ossia con il proprio corpo e la percezione che abbiamo di esso. 

L’attenzione fluisce dall'esterno all'interno in modo disordinato e caotico ed è per questo che le persone sensibili o timide tendono a stancarsi molto in fretta: vivere in uno stato di ipervigilanza richiede energia mentale e fisica.

Se siamo agitati o nervosi, è perché, in funzione delle esperienze, delle storie di riferimento del modo di pensare degli eventi esterni e/o dello stato fisiologico, le ghiandole surrenali si sono attivate rilasciando adrenalina.

Il corpo si tende per prepararsi a combattere, fuggire o congelarsi e molti vivono perennemente in questo stato.

Queste tre reazioni dovrebbero rappresentare il pulsante di emergenza del nostro corpo e non la quotidianità.

Nel coaching e nei corsi, do sempre molta importanza al corpo e alla percezione che abbiamo di esso.

Sensazioni ed emozioni sono esperienze corporee, oltre che mentali. 

Pensa ad un gatto nel suo stato di rilassamento più profondo: basta uno stimolo e in un solo istante, con un balzo felino, cattura la preda o si allontana da un pericolo. 

Non tutti gli stimoli catturano la sua curiosità: sa quali stimoli può tralasciare. 

Non si prepara prima ma è semplicemente “pronto e rilassato, in quel momento” e quando capita un imprevisto, gestisce l’informazioni che provengono dall’esterno elaborando una strategia. 

Molti di noi hanno perso l'abilità di gestire queste situazioni e questa consapevolezza porta molte persone a perdere fiducia in se stessi, a fuggire o a cercare di preparare ogni possibile contromossa per evitarle.

Vivere dentro se stessi o all’opposto in uno stato di ipervigilanza, magari selezionando solo i dati che intaccano il proprio senso di efficacia e rinforzano le  paure, non è esattamente la miglior strategia per essere “pronti”. 

Come afferma Sellin, oggigiorno siamo sempre più inondati da stimoli esterni e la nostra realtà cambia in modo sempre più rapido: per questo è necessario saper improvvisare e, per improvvisare, occorre essere rilassanti e presenti... pronti.

Perché ciò sia possibile l'attenzione, così come il pensiero, devono essere quindi fluidi e ordinati. 

Cosa possiamo imparare ad essere in questo modo? 

Torniamo al nostro gattino. 

Immagina un momento in cui sei totalmente rilassato e senti che ogni muscolo ha il giusto grado di contrazione, necessaria e sufficiente per volgere egregiamente il proprio compito, con il giusto ritmo.

Magari se ci pensi ora, potresti accorgerti che le tue spalle sono sollevate e di come è bello rilassarle: prova quella la sensazione di maggior “sicurezza” e “prontezza” che senti se le lasci scivolare giù.

Quando lo fai, e i tuoi gomiti si appoggiano, la mente si rilassa così come il corpo. 

L’attenzione non cala, anche se potresti sentirti come dopo un sospiro di sollievo...

In questa posizione il pensiero trova ordine e fluidità.

Quando sei così, gestisci un dato per volta ed escludi quelli che non ti interessano e sei pienamente sveglio e sei quasi in uno stato di "pilota automatico" e quando è necessario, di fatto, hai tutto il tempo per pensare.

Sei più sicuro con quello che hai.

Immagina, da questa condizione psicofisica, di osservare il mondo esterno, senza dare “significato" (brutto, bello, giusto, sbagliato, migliore, peggiore...) a quello che vedi ma di notarlo con semplicità e curiosità lasciando che il “cosa fare” emerga spontaneamente da questo modo di essere in funzione delle tue attuali abilità... e di agire, per poi aggiustare il tiro volta per volta. 

Le idee, i lampi di genio, i colpi da maestro si materializzano in questo stato e la soluzione, spesso, appare da sola nella tua mente. 

Non sempre è necessario ragionare attivamente, anzi, spesso il ragionamento deve fluire senza un intervento cosciente. Se non sai cosa fare, può dipendere da come sei e non da quanto ci pensi (spesso ci pensiamo troppo e male).

 Questa è un’ottima descrizione descrizione di uno stato di prontezza rilassata.

Quando devi dare un esame, quando devi affrontare una sfida o una prova, puoi certamente fare in modo di arrivare preparato e, allo stesso tempo, essere pronto a gestire qualsiasi imprevisto mantenendo il più possibile lo stato che ho descritto prima. 

Il modo migliore per allenarti a farlo è, inizialmente, quando sei tranquillo.

Fai un piccolo esercizio: prova a camminare (sulla camminata si potrei organizzare un intero corso, quindi semplifico enormemente).

Cammina per qualche metro ma fallo cercando di: 

 1. rilassare le braccia e le spalle fino a sentire la mani quasi addormentate,

 2. rallentare il passo fino a percepire il massimo rilassamento corporeo,

 3. portare la tua attenzione al bacino: senti le anche che si muovono. Non camminare usando lee spalle come centro percettivo, sono le anche ad essere il tuo motore! 

Cammina fino a quando senti uno stato piacevole e rilassato. Sicuro.

Comincia così e ogni volta che devi camminare, tieni bene a mente almeno il punto 1 e 3. 

Per oggi è tutto, ne riparliamo.

Un abbraccio, Marco.



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