Essere se stessi e il cambiamento

Essere se stessi per ottenere la massima performance in qualsiasi settore della nostra vita: ecco il tema principale di questo blog.

Tuttavia, quando parlo di essere se stessi, non parlo di una specie di scusa per continuare a sbagliare nascondendosi dietro il sempeterno "sono fatto così!".

Lascia che ti faccia questa analogia. Nel teatro, generalizzando, esistono due strade per entrare nel personaggio e recitare al meglio la propria parte.

La prima è quella di cercare dentro se stessi il personaggio che vogliamo interpretare, l'altra è quella di apprendere il modo di muoversi, di parlare, di pensare di quel personaggio, ed emularlo.

Ovviamente nulla ci vieta di seguire entrambe le strade e per quanto mi riguarda, è l'approccio integrato a favorire i risultati migliori.

Bene. Anche nella vita esistono ugualmente due strade... solo che il personaggio che recitiamo... siamo noi stessi.

Una delle due strade e nuovamente interna e passa attraverso una trasformazione personale, ovvero imparare a tirare fuori chi già siamo.

L'altra è esterna: il miglioramento, passa attraverso l'apprendimento di abilità (ad esempio, migliorare la propria capacità dialettica ed essere quindi comunicativamente incisivi).

Insomma, in campo relazionale per esempio, accettarsi  consente di comunicare un modo più efficace... ma anche studiare comunicazione ci consente di ottenere lo stesso risultato.

La prima strada, per quanto mi riguarda, rappresenta le fondamenta, la seconda non è sempre necessaria, ma in alcuni casi lo è.

Molti tendono a travisare e pensano all'essere se stessi come l'opposto del cambiamento:

"Se sono me stesso, cambiando mi snaturerei".

Molte persone non vogliono lavorare su di sè perché in segreto covano il desiderio un po' infantile che tutto ciò che desiderano si realizzi naturalmente.

Vivono come "meccanica" qualsiasi forma di miglioramento della propria persona e questa abitudine a deresponsabilizzarsi (perché di questo si tratta) li tiene fermi dove sono, anche per 10, 20 o 30 anni.

Facciamo un ragionamento per assurdo.

Supponi di aver vissuto per 15 anni nella jungla e di non aver avuto molte esperienze di relazione. Immagina di incontrare uno sconosciuto e di dover dialogare con lui.

Cosa potrebbe accadere? Alcuni dei "rituali sociali", sarebbero a te sconosciuti: dovresti apprenderli, sia per non ferire l'altro, sia per esprimere al meglio chi sei (ad esempio, esistono tecniche efficaci per sapere sempre cosa dire...).

Pur continuando ad essere te stesso, sviluppando maggior abilità conversazionali, sociali e maggior carisma e savoir faire, avresti più chance nel mondo esterno.

Apprendere qualcosa non significa SNATURARSI, significa semplicemente "potenziare" chi già sei.

Sii te stesso ma, se è necessario, lavora anche per migliorare le tue abilità.

Se non sai fare qualcosa... e ti serve, imparalo (con metodo!!). L'alternativa è la speranza... che sotto la maschera da angelo nasconde spesso il demone della deresponsabilizzazione e del "piangersi addosso". 

A volte è normale stare male o essere in crisi, ma dai una direzione alla tua vita e impara le abilità che ti servono, solo allora le cose arriveranno "naturalmente".

Se vuoi qualcosa e non lo riesci ad ottenere, quasi sicuramente stai sbagliando strategia... non è sfortuna.


Un abbraccio, Marco.

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