Conosci te stesso

Uno dei suggerimenti che amici e conoscenti dispensano più spesso è il sempeterno “devi solo essere te stesso” (soprattutto se il consiglio mira a risolvere un problema che rientra nella categoria delle relazioni umane).

Il pover uomo che a fronte di ripetuti insuccessi sente piovere dal cielo quella frase, pensa o risponde:


“Come faccio a essere me stesso? Sono sempre me stesso!”;

oppure:

“sono sempre stato me stesso e non ha mai funzionato”.

Di fatto, anche se non credo che amici e conoscenti ne siano consapevoli, la suggestione di cui sopra è molto, molto più valida di quello che si potrebbe pensare.

Ma occorre fare un distinguo.

Sebbene la maggior parte delle persone identifichi la propria essenza con un modo di essere pieno di inibizioni, in realtà, l’idea di “Essere me stesso”, stride terribilmente con l’esperienza che quelle stesse  persone vivono quotidianamante.

La maggior parte delle persone è se stessa ma non ESPRIME SE STESSA.

Quando parlo di "esprimere me stesso" intendo un modo di essere caratterizzato da una fortissima congruenza fra ciò che sono e cià che proietto all’esterno.

La maggior parte delle persone intuisce di essere in un modo e, a parte quando si sente al sicuro ed ha il controllo della situazione, esprime tutt’altro.

Alcuni sono consapevoli di questo scollamento fra chi sono e cosa fanno, altri no.

I primi danno la colpa a se stessi ("non riesco a tirare fuori chi sono!").
I secondi danni la colpa agli altri ("gli altri non riescono a vedere chi sono!").
Infine, un terzo tipo di persone, accetta pienamente se stessa.

Nei primi due casi il vero limite è costituito da una forma di autocompiacimento, paura e autodifesa che protegge le persone dall'onere di iniziare un lavoro su se stessi. Trasformarsi e migliorarsi sarebbe quindi impossibile e snaturante: tipica è l'obiezione: "io sono fatto così!" (che se sei davvero soddisfatto e spontaneo è sintomo di grande autostima... viceversa è un pericoloso autosabotaggio).

Fermo restando che accetto solo clienti sani e motivati (a volte li faccio valutare da una psicologa), la soluzione che offro è il "training della spontaneità" ed attinge dal coaching, dal lavoro somatico e dall’improvvisazione teatrale per sbloccare (e non inibire con altre sovrastrutture e conoscenze) quella spontaneità che riflette chi sei.

Si può fare: puoi essere ancora più te stesso, se lo vuoi. 

Devi solo volerlo, e lavorarci per un po'.

Prendere questa decisione, dipende solo da te; come inciso sul tempio di Apollo, a Delfi: 

Conosci te stesso.

Dunque: chi sei?

Un abbraccio, Marco.

0 commenti:

Posta un commento

So che esistono eccezioni per ogni cosa che scrivo :)