Essere perfezionisti e la vera perfezione

Per anni ho desiderato raggiungere la perfezione e correggere qualsiasi difetto in alcuni campi di mia competenza: beh, si trattava di una pericolosa illusione.

Essere perfetti è impossibile perché, ovviamente, tutto è perfettibile.

Il concetto di perfezione non è mai definibile. Se chiedi a un perfezionista cosa intenda per "perfetto" userà molte parole astratte per definire qualcosa che, di fatto, non esiste.

Perfetto significa "che possiede ogni qualità senza difetto" e siccome la parola si riferisce a una condizione quantificabile, proprio perché i numeri sono infiniti, infinito è anche il processo di miglioramento.

Anche se parliamo di arte, i fattori in gioco sono gli stessi. Se sei un ballerino che ha raggiunto l'eccellenza, la tua performance può essere comunque superata: qualsiasi salto può essere più alto, qualsiasi giravolta più veloce o aggraziata.

Se guadiamo a quanti artisti hanno annichilito la propria vita inseguendo la chimera dell'assoluta perfezione artistica (che è irraggiungibile per definizione), ci rendiamo immediatamente conto dei pericoli che la mente del perfezionista cela (mente che spesso si compiace del proprio idealismo definendo "mediocri" le persone che non sentono la pulsione a fare sempre meglio).

Certo, essere perfezionisti è utile in molti casi: ci aiuta a dare il meglio!! Nel mio caso posso dire che, se so fare abbastanza bene il mio lavoro, è proprio perché ho puntato al massimo dei risultati senza pormi un limite.

Ed infatti, spesso, il perfezionista raggiunge vette d'eccellenza che gli vengono riconosciute... sebbene egli sia di tutt'altro avviso ("grazie, ma c'è ancora molto da lavorare!!").

Di fatto però, a mano a mano che si migliora, per fare ulteriori passi avanti sarà richiesta un'energia sempre maggiore (pochi centesimi di secondo, fanno la differenza fra il record del mondo e la sufficienza).

Il principio di Pareto ci dice che nel 20% del tempo otteniamo l'80% dei risultati. Il restante 20% richiederà uno sforzo molto maggiore di quello compiuto per raggiungere un buon livello.

C'è più distanza fra l'ottimo e l'eccellente di quanta ce ne sia fra l'ottimo e la sufficienza.

Questo significa che, quando vogliamo raggiungere la perfezione, dovremo dedicare al nostro obiettivo così tante energie da rischiare di distruggere il resto della nostra vita (e non ti sto dicendo di accontentarti: in realtà è il caso di molte teste di serie dello sport, della scienza, dell'arte, ecc...).

Cosa accade quindi se spostiamo la nostra attenzione sull'interezza della nostra esistenza?

Allora potremmo definire la perfezione come la completa accettazione di se stessi come esseri umani, e quindi come esseri limitati, nell'atto di migliorarsi fino a quando al risultato corrisponda anche un aumento del livello di benessere.

Lo stato dell'arte è quindi eccellente -ma umana- performance ed esperienza di perfezione.

Infatti, anche se l'opera non può essere perfetta, il momento presente, l'atto del compiere la performance, può certamente esserlo (l'esperienza è qualitativa, e non quantitativa. Se in questo momento scoprissi di aver vinto 100 o 101 milioni, di euro... cambierebbe qualcosa fra le due esperienze? Ovviamente no!).

Perché molto spesso, se l'ottimo non ci basta più e ci ossessioniamo per qualcosa che è umanamente irraggiungibile o che sebbene sia raggiungibile sia anche potenzialmente in grado di distruggerci, ecco che la nostra performance inizia perfino a peggiorare (guarda il caso di chi si sottopone a un iper-lavoro per una promozione, salvo poi ammalarsi): l'artista che punta alle perfezione in tutto "snatura" la propria opera, privandola della sua umanità.

Dunque, cosa c'è di più distante dalla perfezione se non l'ossessione??

Se sei un perfezionista "eccessivo", pensaci.

Un abbraccio, Marco.

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