Credere in se stessi non basta (e la legge di attrazione)

Dopo anni passati nel mondo del cosiddetto "sviluppo personale" (termine che sinceramente mi è venuto a noia), conosco (ed ovviamente ho applicato) una marea di concetti, tecniche e filosofie di stampo prettamente americaneggiante (senza nulla togliere, ovviamente) che fanno leva sull'idea che per cambiare la propria vita occorra soltanto:

 "credere in se stessi".

Generalizzando, esistono due versione di questa modalità di pensiero (ma entrambe citano la meccanica quantistica per auto-convalidarsi tramite il principio di autorità).

La prima versione, quella forte, sostiene che, credendo fortemente in qualcosa (fede), sia possibile modificare la trama stessa della realtà.

Insomma: se io credessi ciecamente di poter fare qualcosa, riuscirei a farlo.

Di fatto non è vero.

Se stai spendendo il 99% del tuo tempo nel pericoloso tentativo di installarti una "delusion" (credenza palesemente falsa), ti invito a smettere immediatamente.

Già da qualche anno faccio un esempio molto semplice per smontare questa utopia (perché di questo si tratta. Se anche fosse possibile fare questi miracoli, me li aspetterei da qualcuno che non ha bisogno di farli per guadagnare qualche euro in più visto che, con la logica, non ci riesce. C'è un'incongruenza niente male dietro questi modelli!).

Ti è mai capitato di sollevare malamente una bottiglia d'acqua vuota che credevi essere piena?

In questi casi la tua capacità di valutazione e discriminazione cinestesica, tratta in inganno dalla tua credenza, commette un errore piuttosto pesante.

In definitiva, la tua convinzione non è stata in grado di riempire d'acqua una bottiglia vuota e non avviene alcun miracolo. Credevi con tutto te stesso in qualcosa... ed hai sbagliato. Il principio di realtà rimane valido.

Questa è una dimostrazione del fatto che non puoi modificare la realtà senza passare attraverso un'azione (test).

Esiste poi la versione debole della visione "credenze-centrica".

I sostenitori di questa versione affermano che, sebbene essere convinti di qualcosa non modifichi la trama della realtà, le nostre convinzioni possano comunque modificare il nostro atteggiamento.

Le convinzioni sono cristallizzazioni generate per induzione (singoli casi ripetuti dai quali traiamo una legge universale. Nel metamodello "generalizzazioni") o attraverso l'utilizzo di euristiche scorrette (qualcosa non funziona e per spiegarmi il risultato traggo una conclusione scorretta).

Spesso le convinzioni NON possono essere modificate se prima non cambiamo la nostra conoscenza del sistema (per trarre conclusioni corrette), la nostra posizione psicofisica (che deve essere orientata "verso", piuttosto che "via da") alcune storie di riferimento...

Inoltre, anche quando negative, molto spesso le nostre convinzioni non sono poi così distorte come la PNL vorrebbe farci credere. In realtà, il ragazzo che ha paura di approcciare SA che se lo facesse probabilmente prenderebbe un palo e, molto spesso, ha ragione (perché magari ha una mimica spenta o si muove troppo).

La soluzione? Partire dall'interno o dall'esterno?

Lavorare solo da un punto di vista "interno" (ovvero, cambio il mio atteggiamento e il resto segue) porta a risultati solo se questo cambio di atteggiamento è convalidato dalle azioni più utili in un dato momento.

Anche lavorare solo da un punto di vista "esterno" (ovvero migliorare le abilità) in molti casi può fare molti danni.

Forma (condizione psicofisica) e funzione (abilità) devono essere trattare contemporaneamente, ed in modo che la seconda non destabilizzi troppo la prima.

Un esempio? Non sono bravo a parlare in pubblico?

Oltre a lavorare sulle paure (nel mio caso lavoreremmo sulle risorse per portarti in una condizione dove sei molto più efficace), dovrò ALLENARMI a raccontare storie, migliorare il mio modo di muovermi... e se lo farò con il giusto atteggiamento (ovvero quello dove mi percepisco come "ok", A PRIORI), migliorerò drasticamente. 

Insomma: vola con i piedi per terra.


Un abbraccio, Marco.

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