Dallo stato di flusso alla fiducia in se stessi


stato di flow
Lo stato di flusso, così come definito da Csíkszentmihályi (sì, scrive così!) è uno stato di coscienza in cui la persona è completamente immersa in un'attività.

Nel mio approccio questo stato è anche ciò che definisce pienamente l'identità di un individuo perché è lì che tutte le inibizioni si sciolgono.

La fiducia in se stessi è sia una causa che una conseguenza di questo modo di essere. Quindi, come si fa ad accedere a questo stato di grazia?


Flow: la mente in stato di grazia


Anche se il concetto di "Flow" nasce in ambiente sportivo, non farti ingannare.

Puoi essere in questa sorta stato di grazia anche al bar con una donna... e riuscire nella conquista.

Quindi, si può imparare ad essere in questo modo e di conseguenza sentirsi pienamente se stessi producendo risultati di eccellenza?

Grazie per la domanda!

La risposta è... il sito sul quale stai navigando.

Sì, la risposta è sì.

Permettimi di aprire una piccola parentesi ora.

Ognuno di noi, vuole, più o meno segretamente, raggiungere risultati di eccellenza: nella vita, nello sport, nelle relazioni.

Monitoriamo le nostre performance e siamo antropologicamente e culturalmente portati a competere con gli altri per la  sopravvivenza, riproduzione e per  il potere.

L'intera struttura dello società è costruita su queste basi.

Fine della premessa semi-cinica, ma tienila a mente ci tornerà utile dopo.

Parlando di performance e fiducia in se stessi, passiamo a qualche concetto molto più interessante.


Il paradosso della performance


Pensa a quella volta in cui hai ottenuto un risultato di eccellenza, in qualsiasi campo di tua competenza o anche solo per gioco.

Scommetto che se ci ripensi intensamente qualcosa cambia nel tuo corpo, e se ti chiedi, ora, se in quei momenti la tua mente fosse concentrata sull'idea di vincere a tutti i costi, di non fare brutta figura, di non sbagliare o sulle conseguenze dei tuoi errori, la tua risposta sarà quasi certamente NO:

"...mi sentivo bene, rilassato e tutto fluiva".

Il paradosso della performance è proprio questo: quando produciamo performance d'eccellenza, siamo concentrati più sul piacere del fare quello che stiamo facendo che sull'idea di stupire, vincere o essere osannati.

Lo stesso vale nella vita: se fai di tutto per "sedurre" la donna del bar, rischierai solo di apparire artefatto.

Buona parte della nostra capacità emergono in in quella specie di estasi sportiva in cui tutto fluisce lasciando a te solo il piacere di agire.

Ovviamente molto dipende dalle tue abilità.

Più siamo capaci più l'esperienza del flusso diventa, per noi, facilmente disponibile. 

Tuttavia, questo non significa che non sia possibile agire in uno stato mentale di perfezione anche quando siamo meno abili; anzi, rappresenta proprio il trampolino di lancio per migliorare più in fretta.

Pensa ai bambini, anche quando non sono capaci, continuano a fare il proprio gioco, per ore e ore, divertendosi come matti... e nel giro di pochi mesi parlano e camminano!



Insegui la tua beatitudine


Ognuno di noi, fino a quando ha fatto qualcosa che amava per puro divertimento, riusciva ad ottenere elevate performance, in relazione alle proprie competenze, senza sforzo; ma cosa accade quando vogliamo trasformare la nostra passione in un lavoro, partecipare a una gara o fare quello che amiamo in funzione di premi o riconoscimenti?

La performance ne viene irrimediabilmente compromessa.

Quanti sportivi rendono più in allenamento che in gara? 

Quando fai qualcosa che ami e sei totalmente dentro la tua pelle a goderti l'allineamento di ogni tua singola cellula verso quello che vuoi, in realtà, parafrasando Campbell, stai...

...inseguendo la tua beatitudine.

Non è l'attività, ma è lo stato che provi in relazione ad essa che la rende magica.

Se ancora non sei abile o capace quanto vorresti, non importa, per prima cosa ricomincia a volare!

Ricomincia ad essere come sei quando fai quello che ami per il piacere di farlo,e  metti in secondo piano il risultato numerico: sbaglia piuttosto che fare correttamente tutto ma con un'enorme sforzo e tensione.

Questo è il paradosso "in azione" perché, quando inverti le tue priorità (piacere e performance), diventa facile accedere a quello stato di rilassamento dinamico che ti permette di produrre, davvero, performance d'eccellenza.

E quando accadrà, non ti legare ai risultati, lasciali andare sapendo che sono solo l'effetto collaterale del modo in cui esprimi te stesso, quando fai quello che ami.

La tua responsabilità è fare qualsiasi attività all'interno di quello stato di perfezione che ti contraddistingue, qualche volta senza riuscirci forse, ma sempre ricordandoti che l'ansia da prestazione non esiste se punti a ESSERE, prima che ad AVERE.


Un abbraccio, Marco.

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