Trovare il tempo per se stessi

trovare il tempo per se stessi
Praticamente ogni ricerca psicologica ci dice che per essere felici occorre trovare il tempo per se stessi.

Facile? Sicuro! Come no! Per alcune persone ritagliarsi uno spazio per sé è facile come volare agitando le braccia.

Il motivo? Sempre lo stesso: "Non ho abbastanza tempo per dedicarmi a me. La giornata dovrebbe durare 48 ore!"


Fatti un favore: leggi questo articolo. Mi ringrazi dopo.

Premetto: ho un piccolo talento naturale nel gestire il mio tempo e, inaspettatamente, non ho un'agenda, non organizzo le cose da fare, non ho una mia lista di priorità e, in definitiva, non ho MAI avuto il bisogno di applicare i concetti che gli esperti del settore del time management, insegnano.

Quando si parla di gestione del tempo, la maggior parte dei "guru", fa leva sull'organizzazione: scrivi, tieni un'agenda, fai mappe mentali, fai la lista delle priorità... qualcuno insegna pure come dormire meno (questo lo trovo davvero assurdo!).

Se dovessi mettere in pratica questi consigli finirei per dedicare il 30% del mio tempo ad un'attività che, per miei gusti, è davvero noiosa: pianificare tutto. La considererei una perdita di tempo, non peché inutile, ma perché, paradossalmente, io gestisco il tempo dando la priorità a quello che voglio.

Mi viene in mente una frase tratta dal film "caccia a ottobre rosso", dove, uno dei protagonisti afferma in tono perentorio: "un russo non va nemmeno in bagno senza prima avere un piano". Mi chiedo: ma se una persona ha bisogno di applicare delle tecniche per gestire il proprio tempo... non è che forse ha  commesso qualche errore nel progettare la propria vita?

Ti semplifico il modo in cui gestisco il mio tempo?

Prima decido cosa voglio, poi faccio ruotare tutto il resto in funzione di questa decisione, con questa logica:


  • mi chiedo sempre: "come ottenere il miglior risultato nel minor tempo possibile?". E se necessario mi chiedo: "cosa posso eliminare?" o "siamo sicuri che fare questa attività mi porterà a quel risultato?" (e di solito la risposta è "no!") e infine "...quel risultato mi allontana o mi avvicina alla mia meta?".

  • Non aspetto che qualcosa sia "perfetto" per iniziare a farlo o per definirlo "completo", e non preparo un piano d'azione il cui unico scopo sia quello di farmi sentire meglio: alcune persone prima di agire perdono una marea di tempo a cercare milioni di informazioni e, banalmente, non agiscono mai, perché non saranno mai abbastanza pronte.

  • Se voglio fare una cosa ma ne devo fare un'altra (e non posso rimandarla), sovrappongo le due attività. Ad esempio, se voglio ascoltare la musica ma devo fare la spesa, vado al negozio con l'ipod. Se voglio scrivere sul blog ma devo lavorare con il mio cliente, sfrutto il lavoro con il mio cliente per avere idee su cosa scrivere dopo. In ogni caso difficilmente rinuncio a quello che desidero, e se proprio devo , mi prendo la responsabilità, senza la pretesa di riuscirci sempre, di sentirmi comunque come se l'avessi fatto.
  • Non ho bisogno di decidere quando farò una determinata attività. La farò quando avrò voglia e proprio per questo, la porterò a termine ad una velocità altrimenti impossibile.
  • Prima decido DA DOVER PARTIRE, poi agisco (invece di dare per scontato che si parta da un ipotetico punto 1). Esempio? Io prima pubblicizzo i miei corsi, poi li preparo... riesci a immaginare quanto tempo risparmio in questo modo (e il perché)?
  • Sono come un bambino, ho poco senso del dovere e tutto quello che faccio non deve rovinare il gioco che sto facendo.
Certo, può sembrare che il mio lavoro e il mio stile di vita mi consentano di gestire il tempo in questo modo, mentre per esempio, il dipendente di un'azienda non possa farlo.

Eppure, quando lavoravo al centro di ricerca, se il mio capo mi chiedeva di preparagli un file, riuscivo sempre a rispettare le scadenze, senza alcuna difficoltà.

La vera domanda non è:  "come faccio a fare tutto" ma "...sono sicuro di dover far tutto?"

Se la risposta è sì... e hai già considerato tutti (tutti, tutti?) i risvolti che questa domanda implica,

...forse i consigli dei "guru" possono fare al caso tuo.

In definitiva, per me, non è questione di organizzazione ma di (a volte crudele) selezione.

Un abbraccio, Marco.

1 commento:

  1. Cambiare il punto di vista, uscire dal proprio schema abituale: questo è ciò che leggo tra le righe di questo post.

    Condivido pienamente ciò che Marco suggerisce.
    Puntare alla meta senza farsi distrarre e concedendosi delle pause. Spesso io agisco facendo, per prime, le "cose che devo fare" ma poi mi ricordo che il senso del dovere non sempre è funzionale. L'energia che si trae da un'attività che amiamo fare è il carburante che può trasformare le incombenze meno gradevoli in qualcosa che può essere fatto senza difficoltà.

    L'agenda degli impegni, i promemoria, la sveglia aiutano ad organizzarsi ma solo se prima ci si è chiesti dove si sta andando, perché si sta facendo un'azione e quale sia l'obiettivo del proprio agire.

    Marco servendosi della parola SELEZIONE ha reso perfettamente l'idea...

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So che esistono eccezioni per ogni cosa che scrivo :)